Ana Morphose

Ana Morphose

Ana Morphose
Animazione, Portogallo, 8 minuti, 2024
Regia di Joao Rodrigues

Una bambina si addormenta leggendo. Mentre scivola nel sonno, il mondo fisico inizia a dissolversi in una realtà alternativa in cui il contenuto dei libri governa le leggi della fisica. Ana deve sfuggire all’essere inghiottita dall’incontrollabile accumulo della conoscenza stampata e trovare il proprio spazio in un mondo in cui nulla è ciò che sembra.

La protagonista di questo film d’animazione è una bambina. L’opera, completamente priva di dialoghi o voice-over, si affida interamente all’azione per far avanzare la narrazione. La storia parte da un presupposto in cui la bambina, mentre risolve problemi quotidiani e supera ostacoli, finisce progressivamente per trasformarsi fisicamente nei materiali della scena stessa; tuttavia, ogni soluzione genera un nuovo problema. Dal punto di vista concettuale, il progetto si ispira e si allinea alla tradizione dell’animazione dei paesi dell’Europa dell’Est e a figure cult come Jan Švankmajer, dove il movimento animato è subordinato alla materia scenica. Ciò significa che il movimento di ogni oggetto è coerente con la propria natura e si modifica in base alle possibili combinazioni tra gli elementi. Il film integra diverse tecniche, dalla cosiddetta animazione tradizionale allo stop-motion, includendo sculture di carta piegata nello stile di Li Hongbo e i libri scolpiti di Brian Dettmer, talvolta trasformati in optical toys o utilizzati direttamente come scenografie. In collaborazione con l’artista e costruttrice Sandra Neves, è stato necessario oltre un anno di sperimentazione sui materiali e di sviluppo di nuovi metodi di utilizzo, per costruire il linguaggio visivo e l’universo del film. Sono state realizzate bambole in silicone con armature in acciaio, capelli animati e teste con espressioni facciali intercambiabili. Sono stati creati “carta articolata” e ibridi tra optical toys e sculture, fino a zootropi scolpiti e flipbook tridimensionali, permettendo l’animazione del personaggio nello spazio e generando diversi livelli di movimento.

Le tecniche utilizzate non sono solo strumenti di racconto, ma parte integrante della narrazione stessa: ogni metodo di animazione è intrecciato con il contenuto, e il personaggio assume modalità di movimento differenti in ogni fase del suo percorso. Esiste inoltre un secondo livello di lettura, in netto contrasto con la semplicità della narrazione. Lo spettatore non è vincolato a un unico punto di vista, ma è libero di approfondire riflessioni sul rapporto tra significante e significato oppure di lasciarsi guidare esclusivamente dall’esperienza estetica. È nel controcanto tra questi due livelli che si sviluppa la narrazione: un richiamo ad Alice nel Paese delle Meraviglie, non solo per il rapporto diretto tra ambiente e realtà del personaggio, ma anche per la sua capacità di superare i propri limiti fisici, modificando l’ambiente mentre cerca di adattarsi ad esso. In questa seconda chiave di lettura, il film intende riflettere sulla difficoltà di rappresentare la realtà e, di conseguenza, sul nostro modo di interagirvi. Quando la protagonista osserva l’evoluzione del suo mondo in una progressiva de-costruzione, la sua azione diventa un tentativo di ricomporre la realtà per darle nuovamente senso. La realtà, in fondo, è semplice. È la sua rappresentazione a essere complessa.

João Rodrigues (1981, Porto). Il suo cortometraggio di diploma Black & White è stato selezionato in oltre 50 festival cinematografici, da Cuba all’India. Ha diretto il documentario Alexandrino e The Tile-Jail Toilet-Tale, ed è il fondatore della compagnia Instant Tanz Company. Nel 2014 ha diretto il cortometraggio Fortunato – from here to S. Torcato per Guimarães Capitale della Cultura.

Joao Rodrigues
Director, Writer
Rodrigo Areias
Producer

https://www.facebook.com/anamorphoseanimation