Mostra Felice Effimero Indeterminato

Mostra Felice Effimero Indeterminato
Chiesa S. Michele Arcangelo – Sermoneta

Alice Bertolasi: Visioni 99modi per dire sì alla vita, 1solo per evitarla, cofanetto in legno 9×22.5x 3 cm, 99 vetrini 2.5×7.5x 0.01 cm, mordente e schiuma di sapone su vetropeso, 2019

Valeria Cassol: Resistance point , video, durata 3’ 12”, 2012

Davide Coluzzi: A true story, video-installazione, dimensioni variabili, 2021

Antonella Cuzzocrea: TRA-amare, telo di plastica trasparente, pagina di un vecchio libro di diritto canonico, filo nero, rame, 26×40 cm, 2021

Pasquale D’Amico: L’Almanacco: Allegoria dei 12 mesi, video, durata 23’

Fortuna De Nardo e Lorenzo Peluffo: Due altrove degli occhi, video, durata 1’ 30”, 2021

Stefania Di Filippo: Tutto è interconnesso – Il mio giardino, il tuo giardino, stampa su telo di tarlatana, 150×330 cm, 2021

Marco Emmanuele: Transritmo, libro, cavo di alimentazione e smartphone con video in loop (1’ 39’’), 14x20x4 cm (variabili), 2015-2020

Fernando Falconi: Trattato dell’arte invisibile, libro d’artista, 21×29.7 cm, 2021

Manuela Flamigni: Effimero, fotografia, 2021

Paolo Garau: At(tese), tecnica mista oro zecchino, resina acrilica composita e marmo, 2x (27x6x5 cm), 2021

Selene Ghiglieri: Frammenti, mixed media, 30x30x12 cm, 2018-2019

Cinzia Li Volsi: Dal futuro prossimo, fascette di cablaggio, materiali di recupero, seta banano, dimensione totale 50x50x50 cm, 2021

Damiano Petrucci: When the snow will melt, video, durata 10’ 06’’, 2020

Claudia Quintieri: Tutto è interconnesso – L’umanità erede della natura, video, durata 1’ 3”, 2021

Floriana Savino: With care, foto d’archivio su acrilico, cartone avana 3mm, pettine, 47x35x2,5 cm, 2021

Silvia Stucky: Tutto è interconnesso – Non abbiamo la stoffa delle tartarughe, installazione, dimensione variabile, 2021

Paolo Vitale: I giardini di Piovasco e Ondariva, smalti e tessuto su federe, 60×120 cm, 2021

Alice Bertolasi

Ogni cofanetto contiene novantanove vetrini da microscopio dipinti.Ciascun vetrino svela una piccola e sempre nuova visione a chi lo estrae. Il gioco consiste nello scegliere ogni giorno un vetrino differente, osservarlo almeno due volte al giorno e riporlo nello spazio che si trovava già vuoto al momento dell’estrazione. Vince il giocatore di se stesso che più cose riesce a immaginare. Nati come dono per coloro, io compresa, ai quali capita di perdere profondamente la fame per la vita, Visioni : 99modi per dire sì alla vita; 1solo per evitarla sono uno stimolo alla curiosità. L’atto stesso dello scegliere il vetrino apparente alla luce risveglia in chi si mette in gioco la meraviglia della fantasia. Trasparenza e fragilità rievocano a chi esplora giocando la magia del rimanere presenti alla vita. 

Antonella Cuzzocrea

Dove? Se esiste un inizio, conoscere dove è un vagare dell’anima. Solo percepiamo il ritmo delle cose, un entrare e uscire dalla vita, che a volte immortaliamo in uno scatto. Due pagine sovrapposte, una di plastica, una di carta antica stampata con caratteri mobili, lontane nel tempo quanto “legate” dal filo che le attraversa. Un cucire che è ricomporre, tene-re insieme, trasformare, intuire. Sono le trame dell’amore, fatte di onde, che un sigillo in rame prova a trattenere, anche solo per un istante. 

Cinzia Li Volsi

Eraclito affermava che tutto scorre senza rimedio, non c’è permanenza ma un cambiamento ininterrotto, e tale visione è affine a quella della fisica contemporanea. Il cambiamento è il tratto distintivo del mondo fisico. Inquinamento da microplastiche, nanofibre, plastisfera… Lo scenario è inquietante, ma lo sviluppo futuro di qualsiasi evento non è determinabile al 100%: indipendentemente dalla situazione attuale, ogni evoluzione resta possibile. E allora immaginiamo nuovi esseri capaci di inglobare la plastica nella loro struttura organica e dare origine a nuove specie, affascinanti e fantastiche, legate al passato solo dal filo della memoria. Esseri fatti di plastica: dal nylon delle fascette di cablaggio al PET delle ghiere di bottiglie, al polietilene delle retine da imballaggio, unitamente ad altri materiali di scarto di lavorazioni industriali pazientemente assemblati con la tecnica della tessitura. Che la Creazione continui. 

Damiano Petrucci

I nostri ricordi compiono un ciclo vitale parallelamente allo scorrere delle stagioni: dalla primavera si arriva così all’autunno, caratterizzato dal forte desiderio di rincorrere frammenti di vita che l’inverno inevitabilmente porterà via. Quest’opera si pone come speranza che non tutto svanisca per sempre nell’oblio e che chi ci lascia faccia sì che qualcosa di lui inevitabilmente resti tra noi. Il corto è stato costruito come uno stream of consciousness, un viaggio nel passato fatto di lampeggiamenti puntiformi e discontinui caratterizzato dall’inafferrabilità e talvolta dagli errori in cui la nostra mente inciampa sforzandosi di ricordare. Il viaggio della memoria viene così visto come il viaggio della vita: dalla primavera come lo sbocciare del ricordo, all’estate caratterizzata da una leggerezza mista a indifferenza nei confronti di un qualcosa che non sembra avere, al momento, troppa importanza; dall’autunno come offuscamento e deterioramento del ricordo parallelamente allo sforzo di rievocarlo, all’inverno come fine del ciclo vitale e svanimento del ricordo stesso, ma anche come nuovo inizio e possibilità di ricongiungimento con esso (lo sbocciare di una nuova primavera). Dal punto di vista sonoro, la memoria è stata paragonata ad un registratore capace di incidere i nostri ricordi su un nastro magnetico, il quale è però inevitabilmente soggetto all’usura del tempo che lo porterà ad essere in parte inascoltabile. Questo rende ogni intervento di colui che tenta di rievocare emozioni e accadimenti in parte distruttivo. La memoria viene dunque vista non solo come magazzino da cui prelevare ricordi a piacimento, ma anche e soprattutto come luogo di incontro tra mondi diversi ed inconciliabili. Tra quello che c’è, quello che c’è stato e ciò che, forse, non è mai esistito. Mi sono occupato personalmente di tutto il processo, sia per quanto riguarda l’audio che il video, dalla produzione alla post produzione. Ho girato le riprese, scritto e prodotto la musica e curato il sound design e l’editing audio e video del lavoro. Il corto viene attualmente distribuito da “Siberia Distribution” di cui, in questo caso, faccio da tramite. Le riprese sono iniziate nel Maggio del 2017 e sono terminate a Novembre del 2020. In questo modo è stato possibile ricostruire un processo di crescita del protagonista in modo consistente. 

Davide Coluzzi Daz

A true storyè un’esperienza del paradosso spazio temporale dove la realtà si unisce alla sua rappresentazione nello stesso istante. Il tablet trasmette il video di una pianta che si libera lentamente dal ghiaccio che la imprigiona e dal dispositivo fuoriescono delle gocce d’acqua raccolte da un secchio come se l’evento si svolgesse realmente nel momento in cui lo spettatore guarda il video. La vera storia sta nell’unione tra percezione ed azione, tra effimero e durevole dove il tempo diventa la pellicola e la luce il ricordo. 

Floriana Savino

L’uscio di casa come spazio privato, che apre alla relazione e all’incontro con l’altro. Il passato come inappagabile immagine di una realtà semplice. La foto impiegata nel progetto è un repertorio d’archivio avente per protagonista l’umile e preziosa realtà di vita di un piccolo borgo del sud barese, agli albori degli anni Sessanta. Il rispetto e l’amore che passa per il gesto del pettinare sono un melanconico e quanto mai speranzoso desiderio di poter ritornare presto a prenderci cura dei nostri affetti più fragili, i più colpiti e penalizzati dalla pandemia. Coloro che con orgoglio e grande ammirazione possiamo considerare il più grande e amorevole patrimonio. Da preservare e proteggere, con cura. Dunque, il Felice Effimero Indeterminato che è cuore e tratto caratterizzante di quel prezioso ricordo che è in ognuno di noi. 

Fortuna De Nardo e Lorenzo Peluffo

Il lavoro proposto presenta come concetto critico d’avvio lo studio del corpo nella sua integrità figurativa e nella sua condizione di oggetto in divenire. Il soggetto è, invece, il tempo (immagine fissa – immobile – dell’eternità). Le età dell’uomo sono diversi altrove che si guardano commossi.

Manuela Flamigni

La foto ritrae il vetro di una finestra, nascosto da una tenda fluttuante nel vento, che riflette un’anziana signora. I candidi capelli della donna sono enfatizzati dalle prime luci del mattino e appaiono come un’aureola che la circonda, rendendola come un’icona della caducità della vita, un’apparizione da un altro mondo di cui possiamo sperare l’esistenza senza averne la certezza. La nostra vita è effimera come un battito d’ali, ma la domanda che ci ispira questa immagine è se il nostro lieve passaggio, non altro che una goccia nell’oceano, possa lasciare una traccia, se al nulla della fine della vita possa contrapporsi la speranza di nuove forme di rigenerazione ontologica. Forse i nostri avi cercano di inviarci messaggi per comunicarci che sono accanto a noi per continuare ad amarci e a proteggerci e un giorno potremo uscire dall’ephemeros di questa nostra esistenza e sederci accanto a loro per godere insieme delle prime luci del mattino che ci illumineranno. 

Marco Emmanuele

Transritmo è il montaggio di tutti i video presenti nella memoria di uno smartphone. Dal vecchio dispositivo, ormai inutilizzabile, sono stati salvati i ricordi di una parte di vita. Riducendo al minimo la durata di tutti i video realizzati non si compromette la capacità di rivivere i momenti passati. Il ritmo del montaggio si rifà a quello di uno spruzzino ad impatto per l’irrigazione dei giardini. Ogni dozzina di spruzzi taglienti c’è un momento di ricarica meccanica, di respiro, per poi tornare ad una mitragliata di informazioni. 

Paolo Garau

L’opera è composta da due figure separate, posizionate una di fronte all’altra. Le due sculture hanno in comune la proiezione del busto verso l’alto con Il fronte in oro zecchino.  Le figure , se pur stabilmente ancorate a terra , non si toccano ed hanno rimodellato le loro forme che propendono verso l’alto dove in un punto indefinito si possono congiungere. 

Paolo Vitale

Il ciclo di opere sono realizzate dipingendo su vecchie federe di cuscini: un. Movimento libero si snoda attraverso la superficie ormai lisa del tessuto, mutando nel passaggio da una tela all’altra. Come riportando alla luce i pensieri notturni imbrigliati tra le trame, il lavoro gioca su una bicromia che rimanda al labile confine fra la coscienza della veglia e il flusso irrazionale notturno, squarciato da qualche lampo colorato: il segno lasciato dalle immagini oniriche. 

Pasquale D’Amico

L’Almanacco è un corto d’animazione che al suo interno racchiude 12 piccoli cortometraggi ed ognuno di essi rappresenta l’allegoria di un mese dell’anno. E’ un corto atipico ed inusuale frutto di un duro lavoro di ricerca e sperimentazione artistica durato quasi due anni. Ogni piccolo cortometraggio è realizzato con una tecnica d’animazione differente e le varie storie sono narrate da una voce computerizzata. L’Almanacco è un grande bazar e dentro ci troverete di tutto: sogni, paure, speranze buone e cattive idee, errori, rabbia e amore. State accorti! Circa un anno fa, nel labirinto della mia mente trovai un grande libro. Era scritto in una strana lingua ed era pieno zeppo di frasi, progetti, illustrazioni. Sembrava una specie di bazar che conteneva un po’ di tutto: astronomia, robotica, relazioni sociali ed altre diavolerie. Guardandolo con maggiore attenzione mi resi conto che questo libro era suddiviso in 12 capitoli e che ogni capitolo corrispondeva ad un mese dell’anno. Lo soprannominai: L’Almanacco. 

Selene Ghiglieri

Il lavoro fa parte di una produzione legata alle memoria collettiva nella quale vengono utilizzate fotografie analogiche di gruppo durante festività varie e riprodotte sui vetri che andranno in frantumi e poi riprodotti. Attivate dalla luce le incisioni prendono vita le une sopra le altre formando disegni astratti e non distinguibili. I frantumi rappresentano la casualità del percorso di vita individuale in cui nulla è certo e tutto è delicato come il vetro. 

Valeria Cassol

Esiste un punto in ognuno di noi che sempre ci resiste e sempre resiste al mondo esterno. Un punto in continuo movimento, mai statico, per ciò stesso punto che sentiamo esserci ma di cui non sappiamo mai dire bene dove esso sia. Punto sempre preso entro un vortice – un turbinio, una turbolenza, vicissitudini della vita quotidiana – la cui presenza è sempre effimera e mai definitiva. Ogni giorno questo punto si muove, ora tranquillo, ora “agitato”. Ogni giorno esso ci ricorda quanto attrito possiamo sopportare o non sopportare della realtà che ci circonda. Tutto ciò è un processo che si compie e si ripete quotidianamente, rinnovato processo. Processo per cui non sappiamo mai effettivamente dove andremo veramente a parare. In buona parte la nostra vita è caso. La forma identitaria di ognuno di noi è come una struttura contenitiva di un qualcosa di instabile – una sfera – immerso in un turbine di forze centrifughe e centripete che, allo stesso tempo, ci spingono o ci fermano, per cui viene difficile conoscere a tutti gli effetti la giusta misura. Siamo immersi nella nostra soggettività che, in quanto tale, è sempre particolare, mai misurabile definitivamente. Indeterminazione “felice”, in quanto è proprio grazie a questo non sapere a priori che possiamo agire la soggettività che ci appartiene per poter costruire una zona di quiete, anche se solo apparente. Una sfera in moto – o in stasi apparente – come il nostro essere sempre in movimento: un qualcosa che spinge quasi a voler uscire, un qualcosa che resiste alla sua propria forza e ritrova sempre un punto di equilibrio. Un qualcosa che dunque resiste, epilogo felice. In definitiva l’opera vuole porsi come metafora di questo nostro essere-nel-mondo, effimero, stabile, instabile, ma felice. Felice in quanto qualcosa comunque è e che in questo essere si risolve, in un tempo che è poi il tempo della vita, scorrere processuale ed inarrestabile. E dove tutto può ribaltarsi, per poi tornare felicemente allo stato di quiete. 

Stefania Di Filippo

Il concetto di Tempo e Ambiente è per l’artista una visione intima, spazio e tempo interiori che l’uomo è necessario ritrovi come valori e che comunque la Pandemia ha stimolato alla riflessione. Ri-trovando il giusto valore del tempo e dello spazio interiore, anche attraverso un percorso rieducativo, l’essere umano riesce ad avviare un dialogo in armonia con l’Ambiente circostante. Un ritorno alla propria natura per ri-conciliarsi con la Natura. Un recupero dei propri spazi interiori, un dilatarsi del proprio intimo e dei propri tempi. Un espansione dell’essere, sia come crescita personale che come interazione tra le varie interiorità, pensiero fortemente in contrasto con l’aggressione fisica-territoriale messa in atto dal secolo scorso. È urgente riappropriarsi dei propri spazi interiori, di fare rete, di creare “rete” tra gli umani, di cose umane. Nel ritorno alla propria natura tornare a un dialogo rispettoso verso l’ambiente, una nuova etica, una nuova Era. L’opera è un dialogo tra il giardino interiore e le piante e i fiori del luogo, in questo caso, di Sermoneta. L’opera consisterà in un telo di tarlatana o cencio della nonna (150×330 cm) sul quale sono state stampate le foto dei fiori e delle foglie del balcone dell’artista che periodicamente vengono fotografate nei momenti di pulizia e che rappresentano il Giardino Interiore. Il pannello di tessuto leggero sarà adagiato su uno degli altari della Chiesa di S. Michele o fatto scendere, come ad unire la personale interiorità alla spiritualità collettiva: una sorta di sudario dell’anima dove ai piedi, come espressione del dialogo intimo dell’uomo con la natura, verranno sparsi fiori e foglie raccolti nella zona di Sermoneta. 

Silvia Stucky

“Per noi umani il tempo scandisce la vita, e la morte è cesura, perdita, scomparsa. Le foglie degli alberi cadono per poi ricrescere di nuovo, nel ciclo di morte e rinascita che è insito in tutte le piante. Ho messo le foglie di sette alberi in sette bottiglie di vetro che contenevano liquido per fleboclisi. Sono alberi che vedo tutti i giorni: vedo le foglie nascere in primavera e cadere in autunno, vedo i semi… Per quanto tempo le foglie secche rimarranno inalterate nelle bottiglie? Anche se “non abbiamo la stoffa delle tartarughe”,sappiamo che il tempo non esiste e tutto rinasce.”


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